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TORINO - 28-12-2020 - Con le nuove regole sull’inadempienza scatta l’allarme rosso per il tessuto imprenditoriale, già pesantemente gravato dagli oneri fiscali di fine novembre ed il versamento dell’IVA entro oggi. Dal 1° gennaio, inoltre, si aggiungerà un nuovo meccanismo che esporrà maggiormente le imprese al rischio default a causa del ritocco al ribasso delle soglie di sconfinamento. E' l'allarme lanciato da Gianluca Gavazza: La normativa europea, pensata principalmente per ridurre i rischi patrimoniali del sistema bancario – commenta il Consigliere Regionale della Legas’inserisce in un contesto di fortissima instabilità per imprese, artigiani e famiglie, chiamati a conformarsi alle stringenti regole per sfuggire allo stato di insolvenza”. Il meccanismo in vigore fino al 31/12/2020 prevede già la classificazione in default per quelle imprese che non hanno potuto onorare gli arretrati di pagamento rilevanti verso un istituto di credito per più di 90 giorni consecutivi.  Ma è proprio intorno al termine “rilevante” che ruotano la maggior parte delle novità introdotte del legislatore europeo per il prossimo anno. Se l’attributo era riservato, fino a quest’anno, agli arretrati che superavano il 5% dell’esposizione complessiva nei confronti della banca, con la nuova normativa la soglia si abbassa all’1% (per un ammontare minimo di 500 euro).

“Il meccanismo, accende i riflettori sulle persone fisiche che hanno un’esposizione inferiore al milione di euro – spiega Gavazza - In questo caso, l’arretrato utile per rientrare negli ingranaggi della nuova normativa, a patto che, come detto, sconfini la soglia del 1% - sarebbe di a malapena 100 euro. Una somma irrisoria, questa, che tuttavia basterebbe alla banca per avviare le azioni necessarie per tutelare i propri crediti e segnalare il debitore presso la Centrale rischi della Banca d’Italia. Un meccanismo micidiale, soprattutto in epoca di pandemia, poiché chi accusasse quel ritardo finirebbe per essere inserito nella lista dei cattivi pagatori, con tutto quello che ne consegue. Tutto ciò finirebbe per strangolare l’economia e mettere nella condizione le imprese di essere sempre più esposte al rischio usura vedendosi rigettare la richiesta di credito dai canali ufficiali". (c.s)


 

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