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MASERA- 17-01-2021-- Gianpaolo Fabbri ci accompagna all'Alpe Pescia d'inverno, ecco il resoconto dell'escrusione fatta nel marzo del 2014:

PREMESSA.

L’alpe Pescia, a due passi dalla città, ma immersa in boschi meravigliosi, è sempre una meta bellissima, soprattutto d’inverno. Quest’anno c’è un innevamento eccezionale che esalta la bellezza dei luoghi. Non è, però, una di quelle escursioni da effettuare con cattivo tempo nella stagione fredda, perché non ci sono rifugi. La quota ed il terreno la rendono più adatta alle ciaspole, anche se, con la strada battuta e con neve decente fino al lago d’Onzo, la discesa con gli sci sarebbe molto più veloce.

ALPE PESCIA

MARZO 2014

Dislivello: 950 m. Tempo di salita: 3 h 15’.

Questo nevoso inverno ci regala un’altra giornata stupenda, con temperatura primaverile. Le ennesime recenti nevicate ed il caldo consigliano di far riposare gli sci. Verbanesi ed ossolani si ritrovano a Masera e raggiungono la frazione Ranco, dove posteggiano di fianco all’Oratorio di San Rocco, quota 480. Insieme agli otto, umani e non, c’è anche la piccola Asia, in rappresentanza della razza animale. Attraversiamo la frazione e, poco sopra, seguiamo la strada che ci conduce in venti minuti al lago d’Onzo, quota 642.

Questa strada montana, in verità ben fatta e con impatto ambientale ragionevole, ci ricorda, come tutte le altre, l’equivoca vicenda all’italiana di costruzioni realizzate con i soldi di tutti i contribuenti, ma riservate a pochi. L’attività agro-silvo-pastorale spesso rappresenta solo un “alibi” per arrivare in auto di fronte alla propria baita o, meglio, villa.

Oltre il lago, superati alcuni parcheggi di motoslitte (ne contiamo una ventina), a quota 800 calziamo le ciaspole. Seguendo in parte anche il sentiero, molto ben segnato e, stranamente, rispettato dalla strada, giungiamo all’alpe Fobello, quota 1121, dopo due ore. Su questo splendido balcone panoramico consumiamo la non frugale colazione. Ancora in parte lungo il sentiero, nonostante neve non sempre “portante”, raggiungiamo Mulera e poi Avonchio Sotto, quota 1340, dove si trova il laghetto che costituisce l’ingresso agli alpeggi di Pescia.

Un quarto d’ora e siamo a Pescia Downtown, 1450, dopo tre ore abbondanti dalla partenza. Ci si poteva impiegare meno, ma tanta neve, oltre ad incantare, fa anche faticare un po’ di più. Rinunciamo, quindi, a proseguire verso La Sella, quota 1712: ci vorrebbe ancora un’ora. Qui è tutto sommerso dalla neve, anche le baite più basse.

Con la sonda ne misuriamo oltre due metri in prossimità della chiesetta, dove ci sistemiamo in qualche modo per il pranzo, ben lontani dalle falde dei tetti che potrebbero scaricarci addosso qualche tonnellata di freschezza. Temperatura sui 20 °C, non un alito di vento, quiete assoluta: il più coperto di noi indossa una camicia. Chi si muove di qui? Eppur ci tocca.

Durante la discesa incontriamo un ciaspolatore con gli attrezzi del mestiere non ai piedi, ma sulla motoslitta che lo porta rapidamente verso l’alto, mentre profuma di gasolio l’aria cristallina. Sapremo poi che andava talmente in fretta da perdere le ciaspole per strada. A noi tradizionalisti non capita sicuramente. C’è sempre qualcosa da imparare. Tre giovanotti del gruppo riescono, nel frattempo, a perdersi al lago d’Onzo e li recuperiamo più tardi mentre risalgono da Rivoria. Scopriremo poi che volevano fare il classico giro ad anello. Nessun problema di orientamento. Dopo il sofferto ricongiungimento ci separiamo, dandoci appuntamento al prossimo giovedì.

Gianpaolo Fabbri

 

 

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