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dellarole paolo

 

BIELLA 03-08-2022 Con i prezzi della frutta cresciuti al dettaglio di oltre il 30% è boom speculazioni lungo
la filiera. E’ quanto denuncia Coldiretti rispetto alla situazione del territorio che registra una forbice notevole tra quanto viene remunerato il lavoro dei produttori e quanto viene pagata la frutta dai consumatori. Situazione, oltretutto, aggravata dalla grande distribuzione e dai soggetti intermediari lungo la filiera che continuano ad
applicare il loro strapotere acquistando e vendendo a prezzi che non coprono neanche
i costi di produzione.
“E’ inaccettabile che i prezzi riconosciuti ai frutticoltori restino invariati quando sul comparto stanno gravando i rincari di energia, carburante, materie prime, fertilizzanti ed imballaggi arrivati addirittura al +72%, ed il consumatore, però, si trova a pagare la frutta con prezzi alle stelle – denunciano il Presidente di Coldiretti Vercelli-Biella Paolo Dellarole e il Direttore Francesca Toscani - Oltretutto, quest’anno, sulla frutticoltura sta pesando anche la mancanza di manodopera straniera a causa dei ritardi e dei blackout informatici causati a livello ministeriale. Sono almeno 20-30 anni che ai produttori vengono riconosciuti questi prezzi, senza contare le tempiste iper dilatate dei pagamenti nonostante gli accordi interprofessionali, ma i costi di produzione sono aumentati fino a triplicare, soprattutto in questo ultimo anno. Viste le speculazioni in atto lungo la filiera, siamo pronti ad applicare il decreto sulle pratiche commerciali sleali”.
Nel Vercellese le produzioni di albicocche, susine, pesche, kiwi e cachi comuni si estendono principalmente nei comuni di Alice Castello, Borgo d’Ale, Cigliano, Livorno Ferraris, Moncrivello e Saluggia.
“Per abbattere i forti costi del trasporto, va portata avanti la progettualità di creare un
impianto di trasformazione locale della frutta per evitare di aggiungere ulteriori costi
di produzione – continuano Dellarole e Toscani - Solo attraverso un progetto di filiera
lungimirante è possibile garantire ai produttori di non lavorare sotto i costi di
produzione visto che, ad oggi, devono vendere 3 chili di frutta per potersi pagare un
caffè”.

 

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